giovedì 15 maggio 2014
lunedì 12 maggio 2014
venerdì 4 aprile 2014
Intervista di Luigi Fortini a "AltraCittà"
Luigi Fortini è il coordinatore del circolo di SEL di Grottaferrata.
Sig. Fortini, in questa tornata elettorale SEL non si presenterà con il proprio
simbolo, ma ha deciso di “sciogliersi”, diciamo così, nel movimento de La Città
al Governo. Come mai questa scelta così radicale?
Le ragioni di questa scelta sono
dovute al fatto che questa volta a Grottaferrata si sono create condizioni che
hanno favorito questo che non è un passo indietro di SEL ma è semplicemente un
passo per dare impulso a una proposta politica nuova che nasce dal basso, su
temi concreti, e che vede il concorso di associazioni della società civile,
donne e uomini di esperienza e provenienza politica diversa che condividono questo
comune progetto di rinnovamento radicale, La Città al governo appunto.
Insomma SEL non c’è pero c’é.
Il circolo di SEL a Grottaferrata
ha portato avanti diverse iniziative. Ne ricordo due ad esempio: quella
relativa alla raccolta di firme nel referendum contro il nucleare e un’altra
raccolta di firme contro la chiusura delle farmacie comunali avanzata dalla
Giunta Ghelfi. Poi, in questi ultimi anni, molti militanti di SEL, me compreso,
hanno lavorato direttamente per animare iniziative promosse insieme a cittadini
e associazioni su temi “centrali” propri delle proposte della Società civile.
Siamo stati attivi nel Comitato “Rifiuti Zero”, una proposta che se applicata
fino in fondo porterà ad una diminuzione delle tariffe; siamo stati attivi nel
Comitato per l’Acqua pubblica, per sottrarre questo bene di tutti alle logiche
del profitto; siamo stati attivi nelle battaglie di carattere ambientale contro
il PUA di Tuscolo, il progetto del nuovo depuratore e così via. Insomma SEL c’è
sempre stata. La novità oggi è che questi Comitati, Associazioni, singole
persone, hanno deciso di presentare una proposta nuova e alternativa, nel solco
del centro sinistra, per le elezioni amministrative della prossima primavera. E
tutti, naturalmente e coerentemente, hanno deciso di rinunciare alle proprie
appartenenze, che restano nel cuore di ognuno, per coinvolgersi in un unico
movimento, La Città al Governo. Mi
sembra una scelta coraggiosa e di grande maturità politica. Non vedo altri
esempi del genere in giro, anzi non ne vedo nessuno per la verità. Le dirò di più, questa proposta non è una
scelta per le elezioni, è un progetto strategico, che resterà attivo anche per
il futuro; perché l’importante non è qualche voto in più o in meno a SEL,
l’importante è costruire un progetto stabile di rinnovamento della politica con
valori saldi alla base.
Sig. Fortini, considerato che siete una forza di Centro sinistra,
sicuramente siete attenti a quello che accade nel campo dei vostri competitor,
il Pd innanzitutto. Bene dopo le primarie le polemiche sembrano sopite e in
quel partito è tornata l’unità. È così secondo lei?
Siamo in campagna elettorale ed è
naturale che siamo interessati a ciò che avviene nelle altre formazioni
politiche. Certamente anche a vedere quello che succede nel Pd ma, direi, più
al suo elettorato deluso, che non è poco, che alle polemiche e alle vere o
presunte ritrovate unità tra i capicorrente di questo partito. Parliamoci
chiaro il Pd è ormai un Comitato elettorale, che si mobilita soltanto in
periodi elettorali. Sul piano della proposta reale le differenze con il centro
destra non è che siano così evidenti. Del resto basta vedere quello che è
successo con la scorsa Amministrazione Mori, dove l’attuale candidato Sindaco
del Pd era vice sindaco, polemiche continue tra i vari personaggi, chiusura
totale alle istanze dei cittadini, una azione amministrativa debole e
inefficace. La verità è che le condizioni politiche di oggi nel Pd sono le
stesse di ieri e sappiamo poi come è andata a finire. Vogliamo un Mori-bis? Ma
per carità! Noi ci rivolgiamo alle elettrici e agli elettori del Pd che sono
stanchi di quello che succede in questo partito, per dire loro che oggi a
Grottaferrata chi si riconosce nel centro sinistra e nei suoi valori, sceglie La Città al Governo. Al di là di quello
che pensa Broccatelli, il candidato sindaco del Pd, che afferma: “mi piace
pensare che per convincere le persone non serva puntare su posizioni
definite…”, penso invece che per essere credibili ci si debba “definire”, si
deve dire cosa si vuole fare e come lo si vuole fare. Non definirsi è una
comoda posizione “per convincere le persone” dicendo tutto e il contrario di
tutto. Sarebbe sufficiente questo per non votare Pd e votare invece una
proposta come La Città al Governo che si è definita e in modo inequivocabile.
Però il Pd si è compattato, alla fine Bertuzzi e Andreotti appoggeranno
il candidato Broccatelli. Vi accusano di frammentare il centro sinistra a
favore del centro destra.
Siamo stanchi di queste accuse.
Non è possibile deludere continuamente il proprio elettorato, come fa il Pd, e
poi puntare sulla paura per farsi votare. I
cittadini di centro sinistra sono stanchi di votare per paura o di farlo
turandosi il naso. Vogliono scegliere liberamente la proposta migliore per un
centro sinistra vero. A molti personaggi influenti di questo partito, manca
proprio questo coraggio e sono loro il vero freno al cambiamento. Lo stesso
Andreotti, da quello che dichiara, ha fatto una scelta tutta interna ad una
logica ormai superata, gli è mancato il coraggio di buttare il cuore oltre
l’ostacolo. Chi non sa osare in politica resta al palo, oppure aspetta tempi
migliori visto che questa volta gli è andata male
Veniamo a questioni più programmatiche. Quali sono i punti qualificanti
della vostra proposta?
I temi sono diversi, ma è
soprattutto il metodo che noi intendiamo cambiare. Senza i cittadini non si
governa e noi abbiamo iniziato subito a proporre un programma realizzato con i
cittadini. Per noi la Partecipazione è una scelta strategica. Ci sono poi i
temi dell’urbanistica: quanto possiamo stare ancora senza uno strumento
urbanistico? Quanto si può sostenere ancora un’urbanizzazione senza regole o
quanto meno con regole risalenti ai tempi di quando Kruschiov era Presidente
dell’URSS? Vogliamo ribaltare le scelte di gestione territoriale, vogliamo
realizzare un Piano urbanistico a sviluppo zero. Vogliamo puntare alla
riqualificazione del costruito e iniziare a disegnare una città a misura di
cittadino e non a misura di mattone. Qualità non quantità. Sui Rifiuti e
sull’Acqua, cioè sui Beni Comuni per eccellenza non siamo fermi ma da anni
stiamo lavorando. Certo il Commissario, sui Rifiuti, ha approvato una Gara
d’appalto che condizionerà i prossimi cinque anni. Noi abbiamo proposto
modifiche, non siamo stati ascoltati. Ci impegneremo a creare le condizioni
affinché ci si avvicini il più possibile alla proposta “Rifiuti Zero”. Puntare
su cultura, promozione territoriale, tutela del paesaggio. Per capirci Tuscolo
e il Vallone rappresentano le nostre eccellenze; vanno blindate dal punto di
vista della tutela, ma va organizzata una loro fruizione per le bellezze che
conservano e la memoria storica che rappresentano. Poi ci sono tanti altri temi
sui quali i Tavoli di Partecipazione de La
Città a Governo stanno elaborando proposte insieme ai cittadini.
Il candidato Sindaco de La Città al Governo è Rita Consoli, donna, ex
consigliere comunale. Secondo lei è il candidato giusto? Garantisce la
necessaria preparazione?
Rita Consoli non solo è il
candidato giusto, ma è un candidato che sta lavorando tantissimo anche frequentando
i corsi di Altra Amministrazione dei Comuni Virtuosi. Non dimentichiamo che
questa rete di comuni mette a disposizione esperienze già realizzate e una rete
di rapporti importantissimi per avviare politiche sostenibili. Rita rappresenta
La Città al Governo, ne è la
portavoce, è colei che darà sostanza amministrativa al nostro progetto e noi
del movimento non la lasceremo sola, né ora né dopo. Stiamo preparando le liste
elettorali che saranno formate da persone che rappresentano la voglia di
rinnovamento, brave e preparate.
E lei Fortini? È della partita?
Ho fatto le mie esperienze, come
consigliere, come militante. Ho partecipato a campagne elettorali come
candidato. Ora è arrivato il momento di passare il testimone e di mettere a
disposizione del movimento la mia esperienza maturata in anni di attività
politica. Il rinnovamento vale per tutti, a cominciare da me. È giusto così,
almeno lo è per me.
AltraCittà
AltraCittà
giovedì 27 marzo 2014
La differenza tra le chiacchiere e i fatti
Il
Piano di Utilizzazione Agricola (PUA) di Tuscolo, realizzato dalla Società
Agricola Tenuta Fonteia, fa ancora parlare di sé. Stavolta è il Tribunale
Amministrativo Regionale (TAR) del Lazio a farlo. Con sentenza n. 02705/2014 respinge il ricorso che i proprietari
avevano presentato contro il Comune di Grottaferrata.
Ricordiamo
i termini della vicenda. A seguito di un Esposto presentato da: Il Piccolo Segno, l’associazione U Lengheru Neru e Italia Nostra Castelli
Romani, i Carabinieri di Grottaferrata hanno effettuato dei controlli presso il
PUA del Tuscolo per verificare la regolarità di alcune opere realizzate. A
seguito di questi controlli, che hanno evidenziato diverse e gravi
irregolarità, il Comune di Grottaferrata ha emesso un’ordinanza di demolizione
intimando ai proprietari stessi di esercitarla, pena l’acquisizione al
patrimonio pubblico. I proprietari, come del resto era prevedibile, hanno presentato ricorso al TAR contro questa ordinanza emessa dal comune, ma lo
hanno fatto, secondo la sentenza, fuori termine consentito. Pertanto il TAR
respinge il ricorso per inammissibilità.
Il
PUA di Tuscolo è vicenda annosa, divenuta simbolo di una certa disattenzione
rispetto ad interventi edilizi in ambienti delicatissimi e pregiati, nonché di
una certa “leggerezza” amministrativa. Contro questo atteggiamento, contro
questa aggressione alla bellezza del paesaggio, alcune associazioni di
Grottaferrata si sono battute. Non si sono arrese mai; ricordiamo articoli ed
interventi sulla famosa “piscina” fino alla presentazione dell’Esposto che ha
prodotto i risultati che si conoscono. Non sappiamo se ci sono ancora margini di
intervento per i proprietari. Staremo a vedere. Resta il fatto che le preoccupazioni
e i rilievi addotti dalle associazioni, sono stati confermati e hanno prodotto
risultati tangibili. La strada per ristabilire il rispetto delle norme è ora
più facilmente percorribile. Certo è che resteremo con gli occhi aperti e
continueremo a vigilare perché la vicenda si concluda con il rispetto totale
dell’ordinanza comunale.
Battersi attivamente
per la tutela dell’ambiente e del Paesaggio è un impegno permanente, che
andrebbe esercitato sempre; non è una “parola d’ordine” da sventolare solo in
campagna elettorale.
In questo periodo è facile sentire queste “sirene elettorali” che sbandierano
la “tutela” come se fosse loro pane quotidiano. Molti di noi, che militiamo e
ci siamo impegnati a vario titolo in redazioni di giornali e associazioni locali,
da anni stiamo lavorando su diversi temi territoriali, ambientali, sociali e
culturali. Questo impegno oggi lo stiamo mettendo al servizio di un progetto
politico che fa della tutela dei beni comuni, a partire da quelli ambientali, una battaglia di eccellenza. Lo vogliamo sottolineare perché ci sembra
giusto che i cittadini siano informati
del fatto che La Città al Governo è
un movimento costituito da persone che non da oggi parlano la lingua della
tutela dei beni comuni, ma che da anni esercitano l’impegno civile e politico
su questi temi.
La
differenza tra chi fa chiacchiere e chi fatti è tutta qui.
Luigi Fortini
Enrico Tullio
Pizzicannella
venerdì 28 febbraio 2014
martedì 11 febbraio 2014
Lottizzazione Cartabrutta: una vicenda proprio brutta
La lottizzazione cosiddetta “Cartabrutta” è un intervento di
“tumefazione territoriale”, un cazzotto urbanistico per intenderci. Non solo e
non tanto per una questione estetica quanto per l’assoluta illogicità di un
simile intervento; sempre, beninteso, se si considera l’interesse dei cittadini
e non quello dei costruttori. Non è che ci vuole la laurea in “urbanistica” per
capire che lì, in zona Pratone-Cartabrutta, 37.000 metri cubi non dovrebbero
realizzarsi perché l’area è già ampiamente satura, congestionata, sofferente;
sarebbe sufficiente una laurea in “buonsensologia”. Ma il buonsenso, quando
sono in gioco affari e politica, di solito va a farsi benedire. Come si fa a
concedere un simile intervento quando è del tutto evidente - basta andarlo a
vedere – che la rete viaria è praticamente formata da viottoli di
campagna? Mandando in tilt il traffico
automobilistico nelle ore di punta e non solo? Stradine anguste che definire
dissestate è un eufemismo? Anche sull’Anagnina alle otto di mattina la fila di
automobili verso Roma inizia ben prima del semaforo di Pratone. Si tratta di
chilometri di fila e non c’è strada che tenga. A Pratone-Cartabrutta se ne
possono costruire anche cento di strade ma tutte, invariabilmente andranno a
cozzare con i limiti oggettivi della via Anagnina. Ci vuole una scienza
particolare per rendersene conto? Per non parlare poi della carenza di servizi
già ora, figurarsi dopo l’intervento autorizzato.
Quando noi “ambientalisti”, come veniamo definiti da alcuni facili
etichettatori, parliamo di “raggiunti limiti fisici del territorio”, di
superamento delle “capacità di carico ambientale”, di “interventi non
sostenibili”, ci riferiamo proprio a questi dati di fatto, ma dall’altra parte,
fra i decisori politici o tra gli integerrimi funzionari comunali, non ci sono
orecchie disposte all’ascolto, piuttosto sembra di aver a che fare con le tre
scimmiette di non vedo, non sento, non parlo.
Un intervento edilizio come questo, può anche essere
conforme alle previsioni urbanistiche di Piano regolatore, ma se da altri punti
di vista - dotazione infrastrutturale e delle reti di servizi – presenta
problematiche evidenti ed incontrovertibili allora simili interventi si devono
semplicemente impedire. In questo quadro si iscrivono tutte la responsabilità
di una classe politica grottaferratese che ha amministrato fino ad oggi, che
non è riuscita a difendere il suo territorio, adeguando lo strumento
urbanistico alle mutate condizioni che nel frattempo si sono venute creando.
Nessuno ci è riuscito. Il fallimento politico è evidente e totale.
A maggio prossimo si svolgeranno le elezioni comunali, e
dunque, dopo un lungo letargo, la politica ricomincia a teatralizzare ogni
singola vicenda. Figurarsi su una questione come questa della lottizzazione
“Cartabrutta”. Gli strali da destra: “è tutta colpa della sinistra!”Come se
negli ultimi venti anni, la destra non avesse governato Grottaferrata per
almeno dieci anni e tre legislature. Ma per favore!
Dal centro-sinistra, diciamo pure dal Pd, i
messaggi su questo tema sono più rarefatti, avvolti in una certa, tipica
ambiguità. Bertuzzi in un recente articolo ha affermato “È ormai necessario prendere
atto del superamento dello schema economico su cui si è basato lo sviluppo
della nostra cittadina negli ultimi quarant’anni improntato sull’edilizia”. Buon giorno Signor Bertuzzi, benvenuto nel
paese reale. Una domanda. Ma fino ad oggi Lei dove è stato? Lei che si autodefinisce
un fondatore del Pd di Grottaferrata? L’impressione è che le sue siano parole,
affermazioni di comodo per far vedere che Lei è il nuovo. Lei è una figura
“gattopardesca”, il finto cambiamento perché tutto resti com’è. Per non
parlare dell’altro candidato alle primarie Broccatelli che, ad un giornale
locale avrebbe rilasciato la seguente dichiarazione: ''Spero che le
difficoltà portate da questa delibera (approvazione della lottizzazione
Cartabrutta n.d.r.) nell’ambito delle primarie del Centro Sinistra a Grottaferrata siano per l’elettorato, fonte di
riflessione sulle figure di rappresentanza politica che un territorio dovrebbe
avere, scevre da rapporti di interesse diretto''. Signor Broccatelli, ce l’ha
con qualcuno in particolare? Magari del suo stesso partito? Se è a conoscenza
di qualche incompatibilità non sarebbe il caso di dichiararlo alla luce del
sole invece che con frasi, come dire, sibilline?
Per rendere ancora
più evidente il NO alla lottizzazione di Cartabrutta, probabilmente sarebbe
stato sufficiente far realizzare dall’Università uno studio sui flussi di
traffico e sulle dotazioni della rete stradale dell’area Pratone-Cartabrutta.
Con uno studio del genere negare le autorizzazioni a costruire sarebbe stato
più semplice, certamente giustificato e sicuramente avrebbe retto anche in sede
giurisdizionale. Ma tant’è. Nessuna Amministrazione lo ha fatto, diciamo che
non ci hanno neanche provato. I cittadini ringraziano e speriamo neghino il
voto ai signori della vecchia politica alle prossime elezioni comunali.
lunedì 10 febbraio 2014
lunedì 3 febbraio 2014
Lista Tsipras, dipende da te. Firma insieme a Camilleri, Flores d’Arcais, Gallino, Revelli, Spinelli e Viale
Per cambiare l’Europa succube dei poteri finanziari, Andrea Camilleri, Luciano Gallino, Barbara Spinelli, Marco Revelli e Guido Viale, insieme al direttore di MicroMega Paolo Flores d’Arcais, hanno lanciato la proposta di una lista della società civile per le europee, che candidi Tsipras alla Presidenza della Commissione di Bruxelles.
Chiediamo a te e a ogni cittadino italiano di partecipare a questa iniziativa con la stessa convinzione ed entusiasmo dei promotori, di raccogliere adesioni, di responsabilizzarsi in comitati di sostegno, di comunicarci le vostre disponibilità per l’organizzazione e la comunicazione, perché i protagonisti veri di questa battaglia siete voi.
Se saremo in tanti, riusciremo nell’impresa. Altrimenti il 25 maggio l’alternativa sarà solo tra i partiti protestatari, i conservatori, e l’astensionismo.
Oltre la sacrosanta indignazione, cominciamo ad agire. Noi ci crediamo.
Chiediamo a te e a ogni cittadino italiano di partecipare a questa iniziativa con la stessa convinzione ed entusiasmo dei promotori, di raccogliere adesioni, di responsabilizzarsi in comitati di sostegno, di comunicarci le vostre disponibilità per l’organizzazione e la comunicazione, perché i protagonisti veri di questa battaglia siete voi.
Se saremo in tanti, riusciremo nell’impresa. Altrimenti il 25 maggio l’alternativa sarà solo tra i partiti protestatari, i conservatori, e l’astensionismo.
Oltre la sacrosanta indignazione, cominciamo ad agire. Noi ci crediamo.
domenica 26 gennaio 2014
Tuscolo trasformato in circuito per auto da corsa: alla faccia della tutela
Sembra incredibile ma Domenica 26 gennaio, chiunque
avesse voluto recarsi al Tuscolo non poteva farlo. La strada provinciale che dalla via Anagnina
sale verso il Tuscolo, era interdetta al traffico veicolare. Motivo? Era in
corso niente di meno che una gara di rally. Veloci e rumorosissime automobili
sfrecciavano lungo la strada provinciale, tra boschi, prati e colline.
Luoghi di pregio paesaggistico, ambientale e archeologico
erano incredibilmente trasformati in un circuito per auto da corsa. Un fatto
assurdo, ingiustificabile sotto tutti i punti di vista.
È appena il caso di sottolineare che il Tuscolo è una
delle aree di maggior pregio dei Castelli Romani, certamente di Grottaferrata,
soggetto a tutti i vincoli possibili, di proprietà di un Ente pubblico come la
Comunità Montana dei Castelli Romani che ne ha fatto un Parco Archeologico con
grande enfasi, e soprattutto è inserito all’interno del perimetro del Parco Regionale
dei Castelli Romani, un Ente cioè che ha, per legge, l’obiettivo specifico di
tutelare l’ambiente naturale e gli equilibri eco sistemici.
Immaginiamo che gli organizzatori del “Rally del Tuscolo”
abbiano ottenuto tutti i permessi e le autorizzazioni del caso visto anche la
presenza della Polizia municipale. Ci chiediamo come sia stato possibile
autorizzare una gara che ha un impatto ambientale così pesante sugli equilibri naturali,
anche solo considerando la presenza di una consolidata fauna selvatica.
Impedire ai cittadini di poter fruire un luogo generalmente molto frequentato
specie la domenica mattina per consentire ad un gruppo, peraltro esiguo, di
appassionati di scorazzare in lungo e in largo con le loro automobili da corsa,
ci indigna profondamente. Chiediamo ai responsabili degli Enti preposti alla
tutela, come sia stato possibile autorizzare lo svolgimento di una così pesante
manifestazione per auto da corsa in un ambiente come quello tuscolano che
dovrebbe, al contrario, essere proprio salvaguardato da simili eventi.
lunedì 13 gennaio 2014
giovedì 9 gennaio 2014
E SE DOMANI (l'ardua strada delle riforme)
"E io chiedo agli economisti politici, ai moralisti, se hanno già calcolato il numero di individui che è giocoforza condannare alla miseria, al lavoro eccessivo, alla demoralizzazione, all'infanzia perenne, alla più abietta ignoranza, alla disgrazia ineluttabile, alla penuria assoluta, per produrre un ricco."
Con questa domanda retorica Almeida Garrett, scrittore e uomo politico portoghese vissuto nelle prima metà dell'ottocento, poneva la questione della iniqua distribuzione della ricchezza nella società del suo tempo. Non so se all'epoca esistessero strumenti idonei per formulare una risposta numerica all'interrogativo e se, eventualmente, qualcuno lo abbia fatto, ma la necessità di porre la questione derivava dalla consapevolezza che si trattava di grandezze enormi, socialmente inaccettabili.
Oggi la domanda è oltremodo attuale. Viviamo in un contesto socio- economico diverso, formalmente democratico, ma condizionato da poteri enormi che si intrecciano a formare una inesorabile rete da pesca nel grande mare dell'umanità: dal paradosso cinese alle favelas brasiliane, dal terrorismo islamico alla questione palestinese, dalla pretestuosa guerra irachena alla repressione siriana e così via guerreggiando, tutto è funzionale alla conservazione di preminenza da parte delle oligarchie economiche mondiali. Ma di fronte a questa situazione e ad una crisi economica di vaste proporzioni e ad una deriva politica che occorre in qualche modo arginare, soprattutto in Italia, non si può evitare di interrogarsi sul modello economico, sociale e culturale che le comunità hanno necessità di costruire per diritto di sopravvivenza.
Alla domanda di Garret possiamo oggi fornire una risposta precisa. Da uno studio della Banca d'Italia, reso noto nel marzo del 2012, risulta che nel nostro Paese le dieci persone più ricche posseggono i beni di tre milioni di italiani poveri! Si, 10 su 3.000.000! Potremmo quindi rispondere che in Italia per fare un ricco dobbiamo condannare alla povertà trecentomila persone, una città come Venezia. Ma a rendere ancora più odiosa la cosa è l'indifferenza o la connivenza della politica che, oltre a non promuovere adeguati provvedimenti di contenimento delle ingiustizie sociali, ha tollerato, e spesso incentivato privilegi e furfanterie di ogni genere (top-manager che mandano in dissesto le aziende e se ne vanno con liquidazioni milionarie, dirigenti che in venti anni vedono gonfiarsi le proprie retribuzioni da 25 a 400 volte quella dei loro dipendenti, tesorieri di partito che, a vantaggio personale o a copertura di consorterie, accumulano patrimoni e gozzovigliano utilizzando i copiosi e ingiustificati rimborsi elettorali, ecc. ecc. - è superfluo qui ricordare tutto quello che quotidianamente i media ci raccontano).
In Italia c'è molto da fare. E i partiti cosa fanno? Ma i partiti di sinistra cosa fanno? Parlano di riforme, ma di quali riforme? Dimenticano che il termine "riformismo" è stato coniato per identificare lo strumento da utilizzare per costruire il socialismo con metodi non rivoluzionari. Successivamente per riforme si è inteso riferirsi a trasformazioni profonde dell'ordinamento sociale, ma oggi invece s'è confuso questo termine con un normale prodotto legislativo per cui tutti, chi più e chi meno, si possono definire riformisti ( abbiamo avuto persino la riforma Gelmini!).
Le riforme, quelle vere, comportano costi economici e sociali che a qualcuno debbono essere accollati. Ma se a pagare sono sempre gli stessi, le categorie più deboli, più agevolmente attaccabili, meno abbienti, ci si dovrà pur far carico di contrastare e porre rimedio a questa iniquità. Né è possibile accettare, nella migliore delle ipotesi, che a pagare non sia nessuno, perché ciò vorrebbe dire che si spacciano per riforme aggiustamenti tecnici che riforme non sono.
E i partiti cosa fanno? Prendiamo il PD, che dovrebbe essere l'asse portante di un governo delle sinistre o, più probabile, di centro-sinistra, ma forse di centro-sinistra-centro (tanto per orientarsi come con una bussola). Esso è nato con il dichiarato intento di rappresentare la vocazione riformista della tradizione politica italiana di impronta laica, socialista e cattolica. Quasi una riedizione del "compromesso storico", il progetto di Berlinguer teso ad unire le forze popolari di sinistra e di centro su posizioni autenticamente democratiche per scongiurare soluzioni autoritarie e tentazioni golpiste. La vicenda cilena aveva accelerato quella elaborazione, ma la differenza con la proposta del PD è sostanziale: mentre per Berlinguer il nuovo corso politico, sostenuto da un crescente consenso verso il PCI, sarebbe dovuto avvenire con un coinvolgimento emotivo delle masse popolari, rappresentate dai maggiori partiti e che sarebbero state artefici e beneficiarie del patto sociale (un sogno irrealizzato), invece il PD è stato creato con una fusione a freddo tra nomenklature e apparati politici distanti dalle istanze popolari, e distanti perché impegnati esclusivamente a intessere rapporti di potere, e per di più con una alleanza limitata ad una parte minoritaria della ex DC. E così il PD arranca tra contraddizioni interne, esaltanti primarie e brucianti sconfitte. Utilizza il riformismo come paravento per nascondere un deserto di progetti e di ideali. E Renzi? Bah, la strategia forse è buona, ma la meta?
Si può anche decidere di abbandonare definitivamente l'idea di un modello socialista, ma allora lo si dica chiaramente e non si mascheri la mancanza di riferimenti con la foglia di fico del riformismo (emblematica è la vicenda della collocazione del PD nell'ambito dei gruppi del parlamento europeo).
Alessandro Gilioli, nel suo pamphlet Chi ha suicidato il PD, con riferimento al veltroniano "ma anche", sostiene che a mescolare l'acqua calda con quella fredda si ottiene soltanto acqua tiepida. La cosa è ovvia, ma non necessariamente inutile. A volte può servire anche l'acqua tiepida, però per cuocere la pasta occorre l'acqua bollente e per raffrescare la frutta occorre l'acqua fredda. Il problema sta tutto qui: non si può essere sempre tiepidi, moderati, ambiguamente pragmatici.
Ripensare il modello economico, i caratteri della società, la qualità dell'ambiente e delle persone prima che il tessuto sociale venga definitivamente corrotto è un imperativo. Qualcuno può ritenere che si tratti di rigurgiti ideologici? Parlare di nuovi equilibri, nuovi orizzonti dove creare condizioni più umane, più giuste, è un fatto ideologico? Io direi piuttosto, e più semplicemente, che è un dovere politico cui adempiere. La sinistra non deve per forza coincidere con posizioni ideologiche, però non può rinunciare al ruolo storico di farsi carico del cambiamento.
È vero, nessuno può chiamarsi fuori. Separare con nitidezza le responsabilità è impossibile. Oltre alle gravi colpe della politica quasi tutti, o forse tutti, direttamente o indirettamente, chi poco e chi molto, abbiamo contribuito ad aggravare i problemi della nostra società: in cabina elettorale o astenendoci dal voto, con l'evasione fiscale o non pretendendo lo scontrino fiscale, con i concorsi truccati o trovando una corsia preferenziale per un esame clinico, con l'abusivismo edilizio o con l'inquinamento, con il massimalismo o con l'indifferenza.
C'è un presente che non ci piace e in cui stentiamo a riconoscerci, anche se abbiamo contribuito a costruirlo. La consapevolezza di questa corresponsabilità deve costituire la forza per un impegno morale e sostanziale verso il rinnovamento. Certo non siamo tutti uguali, le diversità comportano inevitabilmente differenze di condizione, anche economica, ma ciò che la sinistra non può accettare è che in ragione di modelli socio-economici quelle diversità vengano accentuate o utilizzate per compiere atti di sopraffazione.
Bisogna costringere le forze politiche, o i residui brandelli di esse, a prendere atto che occorre una svolta decisa e decisiva. Un nuovo pensiero deve farsi strada e va sospinto: e se il futuro veramente stesse soltanto in una compiuta giustizia sociale? Ripartiamo da qui.
Con questa domanda retorica Almeida Garrett, scrittore e uomo politico portoghese vissuto nelle prima metà dell'ottocento, poneva la questione della iniqua distribuzione della ricchezza nella società del suo tempo. Non so se all'epoca esistessero strumenti idonei per formulare una risposta numerica all'interrogativo e se, eventualmente, qualcuno lo abbia fatto, ma la necessità di porre la questione derivava dalla consapevolezza che si trattava di grandezze enormi, socialmente inaccettabili.
Oggi la domanda è oltremodo attuale. Viviamo in un contesto socio- economico diverso, formalmente democratico, ma condizionato da poteri enormi che si intrecciano a formare una inesorabile rete da pesca nel grande mare dell'umanità: dal paradosso cinese alle favelas brasiliane, dal terrorismo islamico alla questione palestinese, dalla pretestuosa guerra irachena alla repressione siriana e così via guerreggiando, tutto è funzionale alla conservazione di preminenza da parte delle oligarchie economiche mondiali. Ma di fronte a questa situazione e ad una crisi economica di vaste proporzioni e ad una deriva politica che occorre in qualche modo arginare, soprattutto in Italia, non si può evitare di interrogarsi sul modello economico, sociale e culturale che le comunità hanno necessità di costruire per diritto di sopravvivenza.
Alla domanda di Garret possiamo oggi fornire una risposta precisa. Da uno studio della Banca d'Italia, reso noto nel marzo del 2012, risulta che nel nostro Paese le dieci persone più ricche posseggono i beni di tre milioni di italiani poveri! Si, 10 su 3.000.000! Potremmo quindi rispondere che in Italia per fare un ricco dobbiamo condannare alla povertà trecentomila persone, una città come Venezia. Ma a rendere ancora più odiosa la cosa è l'indifferenza o la connivenza della politica che, oltre a non promuovere adeguati provvedimenti di contenimento delle ingiustizie sociali, ha tollerato, e spesso incentivato privilegi e furfanterie di ogni genere (top-manager che mandano in dissesto le aziende e se ne vanno con liquidazioni milionarie, dirigenti che in venti anni vedono gonfiarsi le proprie retribuzioni da 25 a 400 volte quella dei loro dipendenti, tesorieri di partito che, a vantaggio personale o a copertura di consorterie, accumulano patrimoni e gozzovigliano utilizzando i copiosi e ingiustificati rimborsi elettorali, ecc. ecc. - è superfluo qui ricordare tutto quello che quotidianamente i media ci raccontano).
In Italia c'è molto da fare. E i partiti cosa fanno? Ma i partiti di sinistra cosa fanno? Parlano di riforme, ma di quali riforme? Dimenticano che il termine "riformismo" è stato coniato per identificare lo strumento da utilizzare per costruire il socialismo con metodi non rivoluzionari. Successivamente per riforme si è inteso riferirsi a trasformazioni profonde dell'ordinamento sociale, ma oggi invece s'è confuso questo termine con un normale prodotto legislativo per cui tutti, chi più e chi meno, si possono definire riformisti ( abbiamo avuto persino la riforma Gelmini!).
Le riforme, quelle vere, comportano costi economici e sociali che a qualcuno debbono essere accollati. Ma se a pagare sono sempre gli stessi, le categorie più deboli, più agevolmente attaccabili, meno abbienti, ci si dovrà pur far carico di contrastare e porre rimedio a questa iniquità. Né è possibile accettare, nella migliore delle ipotesi, che a pagare non sia nessuno, perché ciò vorrebbe dire che si spacciano per riforme aggiustamenti tecnici che riforme non sono.
E i partiti cosa fanno? Prendiamo il PD, che dovrebbe essere l'asse portante di un governo delle sinistre o, più probabile, di centro-sinistra, ma forse di centro-sinistra-centro (tanto per orientarsi come con una bussola). Esso è nato con il dichiarato intento di rappresentare la vocazione riformista della tradizione politica italiana di impronta laica, socialista e cattolica. Quasi una riedizione del "compromesso storico", il progetto di Berlinguer teso ad unire le forze popolari di sinistra e di centro su posizioni autenticamente democratiche per scongiurare soluzioni autoritarie e tentazioni golpiste. La vicenda cilena aveva accelerato quella elaborazione, ma la differenza con la proposta del PD è sostanziale: mentre per Berlinguer il nuovo corso politico, sostenuto da un crescente consenso verso il PCI, sarebbe dovuto avvenire con un coinvolgimento emotivo delle masse popolari, rappresentate dai maggiori partiti e che sarebbero state artefici e beneficiarie del patto sociale (un sogno irrealizzato), invece il PD è stato creato con una fusione a freddo tra nomenklature e apparati politici distanti dalle istanze popolari, e distanti perché impegnati esclusivamente a intessere rapporti di potere, e per di più con una alleanza limitata ad una parte minoritaria della ex DC. E così il PD arranca tra contraddizioni interne, esaltanti primarie e brucianti sconfitte. Utilizza il riformismo come paravento per nascondere un deserto di progetti e di ideali. E Renzi? Bah, la strategia forse è buona, ma la meta?
Si può anche decidere di abbandonare definitivamente l'idea di un modello socialista, ma allora lo si dica chiaramente e non si mascheri la mancanza di riferimenti con la foglia di fico del riformismo (emblematica è la vicenda della collocazione del PD nell'ambito dei gruppi del parlamento europeo).
Alessandro Gilioli, nel suo pamphlet Chi ha suicidato il PD, con riferimento al veltroniano "ma anche", sostiene che a mescolare l'acqua calda con quella fredda si ottiene soltanto acqua tiepida. La cosa è ovvia, ma non necessariamente inutile. A volte può servire anche l'acqua tiepida, però per cuocere la pasta occorre l'acqua bollente e per raffrescare la frutta occorre l'acqua fredda. Il problema sta tutto qui: non si può essere sempre tiepidi, moderati, ambiguamente pragmatici.
Ripensare il modello economico, i caratteri della società, la qualità dell'ambiente e delle persone prima che il tessuto sociale venga definitivamente corrotto è un imperativo. Qualcuno può ritenere che si tratti di rigurgiti ideologici? Parlare di nuovi equilibri, nuovi orizzonti dove creare condizioni più umane, più giuste, è un fatto ideologico? Io direi piuttosto, e più semplicemente, che è un dovere politico cui adempiere. La sinistra non deve per forza coincidere con posizioni ideologiche, però non può rinunciare al ruolo storico di farsi carico del cambiamento.
È vero, nessuno può chiamarsi fuori. Separare con nitidezza le responsabilità è impossibile. Oltre alle gravi colpe della politica quasi tutti, o forse tutti, direttamente o indirettamente, chi poco e chi molto, abbiamo contribuito ad aggravare i problemi della nostra società: in cabina elettorale o astenendoci dal voto, con l'evasione fiscale o non pretendendo lo scontrino fiscale, con i concorsi truccati o trovando una corsia preferenziale per un esame clinico, con l'abusivismo edilizio o con l'inquinamento, con il massimalismo o con l'indifferenza.
C'è un presente che non ci piace e in cui stentiamo a riconoscerci, anche se abbiamo contribuito a costruirlo. La consapevolezza di questa corresponsabilità deve costituire la forza per un impegno morale e sostanziale verso il rinnovamento. Certo non siamo tutti uguali, le diversità comportano inevitabilmente differenze di condizione, anche economica, ma ciò che la sinistra non può accettare è che in ragione di modelli socio-economici quelle diversità vengano accentuate o utilizzate per compiere atti di sopraffazione.
Bisogna costringere le forze politiche, o i residui brandelli di esse, a prendere atto che occorre una svolta decisa e decisiva. Un nuovo pensiero deve farsi strada e va sospinto: e se il futuro veramente stesse soltanto in una compiuta giustizia sociale? Ripartiamo da qui.
Ruggero Capulli
sabato 4 gennaio 2014
A proposito di elezioni grottaferratesi
Fabrizio Giusti sul Mamilio riflette
sulle prossime elezioni grottaferratesi. La sua tesi è questa:
Grottaferrata è un paese in crisi. Ristorazione, Commercio, Mercato
immobiliare sono fermi. Nella cittadina più ricca dei Castelli la
crisi si fa sentire eccome! Dunque, conclude Giusti, parlare di
Urbanistica e di Rifiuti zero in queste elezioni conta poco; occorre
non solo dare risposte politiche ma sociali ed economiche; (come se
le risposte “sociali ed economiche” non presuppongano scelte che,
inevitabilmente, sono politiche).
L'analisi di Giusti merita però
attenzione.
È proprio vero che Urbanistica e
Rifiuti siano argomenti che c'entrano poco nel confronto
amministrativo delle prossime elezioni grottaferratesi? Che tipo di
risposte possono dare i Comuni alla crisi generale considerato che
sono proprio loro i primi a subire le conseguenze delle inique leggi
di stabilità che tagliano risorse e servizi?
Se gli esercizi commerciali chiudono
non si può addossarne la responsabilità ai Comuni. La crisi è una
crisi di sistema, di modello economico globale; pensare si possa
tornare alla situazione pre-crisi è pia illusione. Senza un profondo
cambiamento degli stili di vita non si andrà da nessuna parte.
Ridefinire le priorità, mettendo al primo posto sostenibilità
ambientale, sobrietà, lotta allo spreco, qualificare piuttosto che
quantificare; tutti valori immateriali che fanno la differenza e sui
quali i Comuni possono dire la loro.
Affermare che in queste elezioni la
“discussione sull'urbanistica sia fuori luogo” è un errore.
Grottaferrata ha un PRG vecchio di 40 anni. L'incapacità di
aggiornare questo strumento urbanistico per renderlo adeguato alle
esigenze dell'oggi, ha comportato guasti enormi al territorio, una
urbanizzazione diffusa ed estensiva con maggiori costi sociali per
servizi ed infrastrutture che alla fine pagano tutti i cittadini.
Oggi a Grottaferrata, malgrado la caduta verticale del mercato
immobiliare e l'invenduto, sono tra 150 e 200mila i metri cubi già
richiesti dai privati per l'edificazione. Significa 1000/1500
abitanti, a cui vanno poi portati i servizi e le infrastrutture con
elevati costi che paghiamo noi cittadini; e chi altri sennò! Già
perché gli oneri di urbanizzazione, vengono utilizzati dai Comuni
per le spese correnti, visto che non ci sono soldi. Tappare un buco
oggi per averne dieci domani. Questa è politica della lungimiranza o
è un suicidio amministrativo programmato? Dunque andare a prevedere
ulteriore consumo di suolo per costruire ulteriori case per avere
ulteriori abitanti per consentire ulteriori guadagni per pochi, non è
la strada da perseguire, proprio il contrario: Consumo Zero di suolo.
L'abusivismo è un fenomeno deleterio;
è comunque una pratica costosissima per i cittadini, perché
l'italianissimo vizio di mettere sempre qualche pezza a posteriori -
leggi condoni o pseudo perimetrazioni - non solo premia chi non
rispetta le regole (e questo è disastroso sul piano etico ed
educativo) ma “costringe” la Comunità dei cittadini a caricarsi
i costi dell'abusivismo in termini sia dei soliti servizi sia delle
solite infrastrutture. Lotta irrinunciabile e senza quartiere
all'abusivismo è la strada da perseguire.
Le questioni “urbanistiche” sono
tante e complesse, ma già questi due esempi generali fanno
comprendere quanti soldi pubblici ci sono in ballo e dunque, parlarne
e prendere posizione, non mi pare proprio sia “fuori luogo”.
Vogliamo parlare di rifiuti? Del fatto
che se si riuscisse ad ottenere un risultato del 75% di raccolta
differenziata si potrebbe conseguire un abbattimento dei costi a
vantaggio di tutti? A differenza di quello che abbiamo subito nella
passata amministrazione nella quale non si è riusciti neanche a
trovare un'area per l'isola ecologica dopo averne cambiate tre? La
proposta del Circolo Zero Waste sui Rifiuti Zero è una risposta su
come si possa far risparmiare denaro ai cittadini, su come si possono
avviare sistemi di recupero del rifiuto per creare posti di lavoro,
insomma su come si possa trasformare i Rifiuti da problema a risorsa.
Capisco che il tema appaia poco avvincente ma anche qui, stiamo
parlando di “ciccia”, delle tasche – e degli interessi - dei
cittadini.
Grottaferrata ha delle vocazioni
naturali: cultura, cibo, vino. È innanzitutto su queste vocazioni
che andrebbe declinata la politica e le scelte amministrative anche
al fine della creazione di un indotto che offra opportunità di
lavoro per tutti: la valorizzazione e promozione dei valori di
Grottaferrata. Una corretta politica di gestione territoriale ne è
il presupposto fondamentale. Poi occorre lavorare per costruire
proposte credibili e realizzabili che traducano in realtà un'idea di
città nuova.
Enrico Tullio Pizzicannella
giovedì 2 gennaio 2014
Natale è passato
di Giovanni Pellegrini
Natale è passato.
Negli ovili non c’è più un abbacchio. Restano le pecore e una moltitudine di pecoroni, di destra e di sinistra, che cercano un pastore e immancabilmente finiscono sul bancone di un macellaio pensando che gli porti fortuna.
I pecoroni che sono finiti sul bancone di Grillo si contano ormai sulle dita. Erano un esercito, le cazzate del loro capo e dei loro rappresentanti li hanno ridotti a un manipolo e dei manipoli hanno l’arroganza e la prepotenza. Basta frequentare il loro blog e non si ha più bisogno del bicarbonato per digerire o vomitare tutto quello che si è mangiato per le feste. Insulti, minacce di morte, calunnie vergognose a chi non la pensa come loro. Pensatela come vi pare, ma se l’alternativa è questa meglio uno, dieci, cento, mille Letti, dove si dorme, ma qualche volta si scopa pure.
Natale è passato.
I commercianti si lamentano che i pecoroni non comprano più come una volta. Erano pronti, come ogni anno a tosarli per benino, ma gli è andata male. Le pecore, sfinite dalla miseria, non danno più lana. Era ora. Per due motivi, il primo perché forse è il momento di riscoprire una virtù di cui si sono perse le tracce dall’antica Roma, la probità. Il secondo perché dopo essersi spropositamente arricchiti a spese delle pecore per anni, con il raddoppio dei prezzi coll’entrata nell’euro e con l’evasione sistematica è arrivato il momento di attingere al gruzzolo che si sono portati alle Caiman.
Natale è passato.
Non me la sento, però, di farvi gli auguri. A che pro? Tanto nessuno potrà sottrarvi al vostro destino. Però no, un augurio ve lo posso fare: Scoprire l’utilità dell’inutile. L’ho scoperta leggendo un delizioso saggio che mi hanno regalato per Natale. Cercando l’utile perdiamo la capacità di riconoscere l’inutile che è necessario per arrivare all’essenziale, per capire il perché siamo al mondo e come poterci stare felici o almeno in modo piacevole.
Secondo la concezione prevalente utile è il profitto, il denaro, la ricchezza, il potere, che ci consentono di avere molte cose. Inutile è la letteratura, l’arte, la filosofia, la poesia, che consentono oltre che a conoscere bene se stessi anche a conoscere la bellezza che, in qualsiasi modo sia espressa, è l’unica vera fonte di felicità in questo mondo.
Negli ovili non c’è più un abbacchio. Restano le pecore e una moltitudine di pecoroni, di destra e di sinistra, che cercano un pastore e immancabilmente finiscono sul bancone di un macellaio pensando che gli porti fortuna.
I pecoroni che sono finiti sul bancone di Grillo si contano ormai sulle dita. Erano un esercito, le cazzate del loro capo e dei loro rappresentanti li hanno ridotti a un manipolo e dei manipoli hanno l’arroganza e la prepotenza. Basta frequentare il loro blog e non si ha più bisogno del bicarbonato per digerire o vomitare tutto quello che si è mangiato per le feste. Insulti, minacce di morte, calunnie vergognose a chi non la pensa come loro. Pensatela come vi pare, ma se l’alternativa è questa meglio uno, dieci, cento, mille Letti, dove si dorme, ma qualche volta si scopa pure.
Natale è passato.
I commercianti si lamentano che i pecoroni non comprano più come una volta. Erano pronti, come ogni anno a tosarli per benino, ma gli è andata male. Le pecore, sfinite dalla miseria, non danno più lana. Era ora. Per due motivi, il primo perché forse è il momento di riscoprire una virtù di cui si sono perse le tracce dall’antica Roma, la probità. Il secondo perché dopo essersi spropositamente arricchiti a spese delle pecore per anni, con il raddoppio dei prezzi coll’entrata nell’euro e con l’evasione sistematica è arrivato il momento di attingere al gruzzolo che si sono portati alle Caiman.
Natale è passato.
Non me la sento, però, di farvi gli auguri. A che pro? Tanto nessuno potrà sottrarvi al vostro destino. Però no, un augurio ve lo posso fare: Scoprire l’utilità dell’inutile. L’ho scoperta leggendo un delizioso saggio che mi hanno regalato per Natale. Cercando l’utile perdiamo la capacità di riconoscere l’inutile che è necessario per arrivare all’essenziale, per capire il perché siamo al mondo e come poterci stare felici o almeno in modo piacevole.
Secondo la concezione prevalente utile è il profitto, il denaro, la ricchezza, il potere, che ci consentono di avere molte cose. Inutile è la letteratura, l’arte, la filosofia, la poesia, che consentono oltre che a conoscere bene se stessi anche a conoscere la bellezza che, in qualsiasi modo sia espressa, è l’unica vera fonte di felicità in questo mondo.
venerdì 27 dicembre 2013
Ghelfi accusa, Bottomei ribatte
Sul sito internet
de “Il Mamilio.it” dello scorso 20 dicembre ho letto la lettera
che Mauro Ghelfi, ex sindaco di Grottaferrata, indirizza a Giampiero
Fontana che, per quanto ne so, sindaco di Grottaferrata aspira a
diventarlo. A quanto ho capito, l’uno sostiene la candidatura
dell’altro e l’altro confida del sostegno dell’uno. Liberi loro
di realizzare un’operazione politica.
Ma che c’entro
io? a cui Ghelfi si riferisce dicendo di aver “sentito
il dovere di ritirare l’incarico ad un mio assessore, accorgendomi
che il suo operato non era consono con la mia linea e,
principalmente, con la mia rettitudine”.
Un’affermazione
questa non solo falsa ed imprudente, ma inutilmente diffamatoria, che
costringe sia il Ghelfi, che ha redatto lo scritto diffamatorio, sia
il Fontana che lo ha diffuso, a subire la querela giudiziaria, che ho
predisposto ma non ancora presentato perché voglio aspettare qualche
altro giorno per coinvolgervi in essa tutti coloro i quali si
prendessero la briga di ulteriormente pubblicarla, dopo che è
apparsa in parecchie pubblicazioni e diffusa, a mo’ di manifestini,
in tutti i bar.
Ma che pensano
costoro? di vincere un’elezione dandomi addosso? Io non sono un
politico. Ho per molti anni accordato a Ghelfi la mia amicizia e la
mia capacità professionale, e sono stato da lui scongiurato di
partecipare come assessore al suo terzo mandato di Sindaco. Ma quando
mi sono accorto che, “consono” per tante cose, soprattutto
personali col Ghelfi, non lo ero più sul piano della concreta
gestione amministrativa, mi sono dimesso ed ho protocollato la
lettera di dimissioni.
In altri termini,
poiché non faccio politica e non l’ho fatta nemmeno quando
accettai di essere assessore nella Giunta Ghelfi solo per aiutare
l’allora stimato sindaco, e sostenerne le capacità amministrative,
e su pressante sua richiesta, mi limito ora a chiedermi come possa
l’aspirante candidato Sindaco Fontana basare le sue chances non
sulla prospettazione di un valido e serio programma politico ma sul
risentimento senile del Ghelfi.
Solo in questi
termini riesco a spiegarmi questa esplosione di risentimento di
Ghelfi nei miei confronti dopo 7/8 anni dalle mie dimissioni.
Ma, diamine, darmi
del disonesto a fronte della sua rettitudine! Che debbo fare? Debbo
sfidarlo sul terreno della verità? Lo attenderò al processo! Se
fosse ancora capace di leggere la realtà che lo circonda, lo
inviterei a discernere bene con chi confrontare la sua rettitudine.
Ma lui purtroppo non lo è (Se mai lo è stato). Lo dichiara lui
stesso, e in questa sua consapevolezza farebbe bene ad astenersi dal
partecipare ad una lotta politica che non è in grado di sostenere.
Chi d’altronde pensa di approfittare di tale incapacità non mostra
di essere politicamente affidabile. Questo è il sindaco che
Grottaferrata attende?
Quanto alle vicende
amministrative che il Ghelfi ha menzionato nella sua lettera, se
qualcuno in qualunque sede ritenesse di dovermi richiedere notizie ed
approfondimenti, sono a disposizione. Non voglio qui maramaldeggiare,
a meno di non esservi costretto.
Grottaferrata, 23
dicembre 2013.
Antonio Bottomei
martedì 3 dicembre 2013
PARLIAMO DI TARES... e il Comune arriva sempre per ultimo!
Premesso
che il DPR n° 158 del 27 Aprile 1999 prevedeva le norme per
l’elaborazione del metodo normalizzato per definire la tariffa del
servizio di gestione del ciclo dei rifiuti urbani, la legge n° 214
del 22/12/2011 (D.L. “Salva Italia”) con il dettato dell’art.
14 istituiva, fra l’altro, il tributo comunale sui rifiuti e sui
servizi a decorrere dal 01/01/2013 per le unità immobiliari
assoggettando al tributo stesso la superficie calpestabile, escluse
le aree di pertinenza scoperte.
Al
riguardo il 19/06/2013 la Responsabile del Servizio Entrate e
Patrimonio informava che “a breve” avrebbe fatto recapitare a
domicilio gli avvisi di pagamento della Tares con l’indicazione
dell’importo dovuto.
Fra un
comunicato per indicare le modalità di compilazione dell’F24 per
il pagamento e gli avvisi per il ritardo nella ricezione dell’acconto
di Luglio, si è giunti a Novembre.
Il
04/11/2013 con Delibera n° 23 viene approvato il Regolamento
Comunale con il quale, richiamando l’art. 14 del D.L. n° 201 del
06/12/2011, si istituisce il nuovo tributo comunale sui rifiuti e sui
servizi a decorrere dal 01/01/2013.
La
tariffa è determinata sulla base del Piano Finanziario con specifica
deliberazione del Consiglio Comunale da adottare entro la data di
approvazione del Bilancio di Previsione relativo alla stessa
annualità, nello specifico al 2013.
Ora,
dalla lettura del Bilancio di Previsione redatto in data 04/11/2013,
al punto “Servizio 09 05 – SERVIZIO SMALTIMENTO RIFIUTI" risulta che gli impegni previsti per l’anno 2013 sono di €
4.045.147,99 mentre dalla Delibera n° 6 del 17/05/2013 la spesa a
consuntivo per il 2012 è stata di € 3.782.406,68 generando un
aumento del 6,50%.
Come
se non bastasse, con delibera n° 68 del 18/10/2013, il Comune, nel
determinare le tariffe TARES 2013 ha di fatto aumentato ancora la
previsione di spesa portando alla base del calcolo la somma di €
5.001.736,89 che ha portato l’aumento al 24,38%,
peraltro in contrasto di tempi con la redazione del 04/11/2013.
Già
nel 2012 c’era stato un aumento del 19,29% rispetto
al 2011, dove la spesa era risultata di € 3.052.712,68,
comportando un aumento complessivo in due anni del 43,67%.
D.
: Perché è stato previsto un aumento così considerevole visto che
va ad incidere notevolmente nel calcolo delle tariffe?
L’art.
13 del Regolamento Comunale per la Tares prevede una riduzione per la
raccolta differenziata, riferibile alle utenze domestiche, attraverso
l’abbattimento della parte variabile della tariffa compreso tra il
30% e 50% dei proventi derivanti dal recupero di energia e materiali
raccolti in maniera differenziata.
D.:
Quali e quanti sono i proventi derivanti dalla raccolta
differenziata?
D.:
Da dove si evincono le somme ricavate da tali proventi?
D.:
Perché non si sono applicate le rateizzazioni previste per legge o
quantomeno
quelle
previste dall’art. 33 del Regolamento Comunale Tares anche se
erroneamente indicate in tre rate ma scadenti nei 4 mesi di: 1-marzo;
2- giugno; 3- Settembre; 4- Novembre?
Spero
di ricevere risposte al riguardo.
Alla
luce di quanto sopra espresso, faccio presente che negli ultimi due
anni gli stipendi dei cittadini come le entrate per i commercianti o
professionisti non hanno avuto lo stesso incremento e pertanto CI
SI INDIGNA davanti al potere decisionale del Governo Centrale e
di quello locale che sta inasprendo le tasse a scapito di solo quei
cittadini facilmente reperibili salvaguardando sia le lobby che i
politici a qualsiasi livello.
Penso che nel nostro relativo piccolo, i cittadini di Grottaferrata
LAMENTANO questa oppressione e sono stanchi di pagare tributi
per i quali non corrispondono i relativi servizi.
Infatti
la manutenzione ordinaria della cittadina risulta carente sia per
quanto riguarda la viabilità (presenza di buche, dossi ammalorati,
ecc.) che per il verde pubblico e la pulizia delle strade.
Per
non parlare della estenuante burocrazia interna agli uffici Comunali
che non si riesce ad eliminare stante le lungaggini necessarie per
far valere i propri diritti.
A
conferma di quanto asserisco ho potuto constatare l’organizzazione
per fronteggiare la massiccia affluenza dei cittadini nei locali
comunali, in merito alla Tares, che hanno dovuto affrontare
lunghissime code per la verifica dell’emissione di F24 talvolta
errati negli importi che per errate applicazioni delle tariffe, senza
peraltro aumentare le giornate di accesso al pubblico.
La mia
speranza è quella che per le prossime elezioni di Primavera vengano
eletti, per le cariche istituzionali, persone preparate, oneste e
schive da conflitti di interessi che portino un effettivo
cambiamento nelle consolidate abitudini dei nostri precedenti
amministratori impegnandosi ad accogliere le aspettative dei nostri
concittadini.
Dott.
Ing. Riccardo Fulvi
martedì 26 novembre 2013
PUA del Tuscolo: un risultato positivo per le Associazioni e le Istituzioni
Sono
passati tre mesi esatti da quando “Il Piccolo Segno”,
l'associazione “U Lengheru Neru” e “Italia Nostra” hanno
presentato un esposto per verificare la regolarità di alcune opere
realizzate presso la Tenuta Fonteia, conosciuto come il PUA di
Tuscolo.
venerdì 22 novembre 2013
Tuscolo prevale la legalità. Ordinata la demolizione di edifici abusivi
A leggere l’ordinanza di demolizione e ripristino dello
stato dei luoghi del Comune di Grottaferrata, quasi non ci si crede:
l’amministrazione “Ordina e ingiunge” la demolizione delle opere realizzate abusivamente dalla società Fonteia, ai piedi del Tuscolo.
mercoledì 13 novembre 2013
L’ottimismo della volontà e il pessimismo della ragione
Prendendo
spunto, dalla famosa frase di Gramsci, mi sono venute in mente alcune
riflessioni che consegno, a chi vorrà servirsene anche per
criticarle, in merito allo sconsolato e sconsolante esito del
congresso del P.D. locale.
giovedì 7 novembre 2013
A Grottaferrata nasce il progetto: la Città al governo, per un Nuovo Centro Sinistra
Un
Nuovo Centro Sinistra a Grottaferrata: “La città al governo”
Grottaferrata,
come tutto il Paese, ha bisogno di un'alternativa credibile
Grottaferrata
ha bisogno di un'alternativa credibile: un Nuovo Centro Sinistra, al
di fuori dei personalismi e delle lotte di potere locali, libero
dalla morsa dei capicorrente della politica romana.
lunedì 4 novembre 2013
Elezione del segretario del Pd di Grottaferrata: Broccatelli-Bertuzzi mantengono la leadership. Sconfitti i “capodarchiani” di Confronto Democratico
Il circolo del Pd di
Grottaferrata ha eletto il suo nuovo segretario. Il candidato
dell'accoppiata Broccatelli-Bertuzzi, Diego Santoni, ha stravinto
conquistando il 75% dei voti.
mercoledì 23 ottobre 2013
PD di Grottaferrata: l'analisi sconsolata di Pina Modestino del direttivo del Circolo
Riceviamo e volentieri pubblichiamo un articolo di Pina Modestino del Consiglio direttivo del locale circolo del Pd
lunedì 14 ottobre 2013
Se 80mila metri cubi vi sembran pochi. Il deputato Filiberto Zaratti denuncia l’accaduto
Il
caso riguarda il Parco Regionale dei Castelli Romani, è scoppiato all’inizio di
ottobre, ma risale al 2011. Di cosa si tratta? Di un Nulla Osta, i permessi rilasciati
dal Parco finalizzati a nuove costruzioni.
giovedì 10 ottobre 2013
Sarà una piscina?
È
lunga quasi venti metri e larga poco meno di dieci, è profonda un metro da una
parte e poi sempre di più dall’altra, è rivestita di cangianti maioliche
celesti, che danno all’acqua contenuta delle magnifiche sfumature verde
smeraldo, i bordi sono praticabili e c’è una sdraio, al centro un materassino
che galleggia, da un lato c’è una gradonata che pian piano si immerge
nell’acqua.
lunedì 7 ottobre 2013
A Capodarco cose già viste
A
Capodarco si sono dati convegno i rilanciatori del centro-sinistra. Si sente
odore di elezioni a Grottaferrata e i lunghi silenzi dei
periodi interelettivi vengono rotti da iniziative che si presentano come
“novità”.
Ma lo sono davvero?
sabato 5 ottobre 2013
Riceviamo e pubblichiamo una lettera aperta indirizzata al Commissario straordinario del Parco dei Castelli Romani, il cui oggetto è “inattività del Parco dei Castelli Romani”
Sandro Caracci
Commissario Straordinario del
Parco Regionale dei
Castelli Romani
p. c. Nicola Zingaretti
Presidente della Regione Lazio
Fabio Refrigeri
Assessore all’ambiente della
Regione Lazio
LETTERA
APERTA
Oggetto: inattività
del Parco dei Castelli Romani
venerdì 27 settembre 2013
Sui Rifiuti Grottaferrata rinuncia al futuro
L’associazione
Zero Waste Lazio – Circolo di Grottaferrata ha condotto un primo
approfondimento sul disciplinare e il bando di gara, contributo
estivo del nostro Commissario alla gestione dei rifiuti
grottaferratesi per i prossimi 5 anni.
mercoledì 18 settembre 2013
La Buona Pratica di un sistema di Raccolta differenziata
Le buone pratiche di sostenibilità ambientale, economica
e sociale andrebbero condivise soprattutto con la partecipazione diretta dei
cittadini, delle associazioni di promozione sociale e culturale, dei portatori
di interesse collettivo.
giovedì 5 settembre 2013
LETTERA APERTA AL COMMISSARIO STRAORDINARIO DEL PARCO SANDRO CARACCI
Il Commissario Straordinario del Parco
Sandro Caracci
Nel presentarle le nostre
congratulazioni per la sua nomina a Commissario straordinario del Parco dei
Castelli Romani, vorremmo sottolineare alcuni aspetti che ci sembrano
importanti. Avremmo voluto parlarne direttamente con lei in un’intervista, ma
non ha risposto al nostro invito, quindi le inviamo questa “lettera aperta”, in
attesa di una sua disponibilità.
domenica 25 agosto 2013
martedì 20 agosto 2013
Il P.U.A. di Tuscolo torna ad allarmare
Il periodico “Il
Piccolo Segno”, “Italia Nostra” e l'associazione
grottaferratese “U Lengheru Neru”, hanno presentato un
Esposto sulla questione del P.U.A. di Tuscolo, quella che avrebbe
dovuto essere una azienda agricola.
mercoledì 7 agosto 2013
Risposta all'Assessore Elmo del vice-Presidente Comitato Colle Sant'Antonio
Ho visto l’intervista video alla
Signora Elmo pubblicata sul Blog de Il Piccolo Segno. In particolare mi
riferisco alla parte in cui la Signora, commentando il ruolo dei Comitati nel “
sociale”, ha interpretato, in modo purtroppo non approfondito, l’assenza del Comitato
Colle Sant’Antonio in occasione di iniziative dell’Amministrazione, arrivando
anche alla conclusione che il ruolo del Comitato non sia riconosciuto dagli
abitanti.
giovedì 1 agosto 2013
L'angolo della satira
Meno male che ce stannu quissi du Pd
Mò
quissi du Pd se so svejati tutti de botto. Scrivino i manifesti contro 'e
lottizzazioni e dicino quantu so stati bravi a commannà. E si perché si stemo a
ssu punto chi sa de chi è a colpa!
Fino
a mò hanno dormitu; n'hanno fattu u piano regolatore novu; n'hanno dittu gnente
a Mori che sé dimessu lascianno Grottaferata terra de conquista; e mò fanno i
verginelli. Ma jate au lagu no!
Quissi
du Pd hannu scrittu 'nmanifestu che più democristianu 'npoteva esse e che ce sarà
costatu na sudata... Pensete npo', mo se riproporanno come quilli che vonno
sarvà u paese. Ma da chi? Da issi!
Ve
ricordete che è successo prima dell’utime elezioni? Tenevino da decide chi
teneva da fa u sindicu: u volevino fa tutti. Bertuzzi s’era fattu fa pure a
statua de San Nilo (a proposito ma che fine a fattu?) ma hanno stoppatu
subbitu, allora issu 'a propostu Moretti
e pare che catunu c’ha dittu: “ma che ce fa co Moretti, a bira?”
Broccatelli, l’eterno vice, ha tenuto da fa pippa e 'nsieme a tutti quill'atri
hanno chiamatu 'nprofessionista da fori 'ncerto Mori che veneva da Roma 'ndo
era fattu l'assessore. Che so forti i grottaferatesi. Quannu 'nsannu che pescì
pija chiaminu uno de Roma; e che me cojoni! Fattu sta hanno fattu ‘e primarie
pe decide chi teneva da candidasse. Io dico na cosa no, ma de du candidati uno
se chiama Mori e natru Moretti (che po' saria ‘na specie de passatu remotu de
Mori), ma co due che se chiamino così, se pure vinci l'elezioni, u destinu è
segnatu. E 'nfatti Mori, doppo 'npo', “morette”. E fine di giochi. Io pensu che
u Pd se porta sfiga e 'npo vince nemmeno si cure da solu. Lasciete perde,
detime retta.
U
Cricchiu, (vu ricordete u custode du campu sportivu?), che capisceva subbitu
chi era bonu e chi no a giocà, quannu vedeva unu fiaccu diceva: “'nso zampe
quesse che ponno giocà a pallone”. E così quissi du piddi, nso capocce quesse
che ponno amministrà. E allora sempre pe rimane 'ntema de pallone ve ricordo
quellu che i tifosi da Vivace cantevino all'avversari: “per i miseri implora
perdono, per i deboli implora pietà”
Maleppeggio
lunedì 29 luglio 2013
Per una nuova stagione politica a Grottaferrata
Dopo le
ultime elezioni politiche nazionali il PD ha inanellato una serie di
sconcertanti errori politici, figli più che di insipienza tattica di un
evidente gap di strategia. Al PD manca una visione politica generale, un
progetto di società. Troppe anime, tra di loro alternative al punto che marcano
uno stand by politico che lascia disorientato il suo tradizionale elettorato.
Il risultato è una confusa politica consociativa, mancanza di iniziativa,
inasprimento di lotte di potere interne, un arrancare dietro le spinte
populiste del suo alleato-nemico PDL.
giovedì 25 luglio 2013
Le Associazioni di Grottaferrata replicano al segretario del PD
Il
Pd, con il suo segretario di circolo, si sveglia dal lungo letargo e
finalmente prende posizione sulla delibera del Commissario
prefettizio che cambia le destinazioni d'uso di una lottizzazione a
Molara da turistico-alberghiere a residenziale.
mercoledì 24 luglio 2013
Per la costruzione di una nuova proposta democratica e di sinistra a Grottaferrata
L'ingloriosa caduta della
Giunta Mori rappresenta il fallimento del centro-sinistra di Grottaferrata. È
un dato di fatto. Diversi esponenti di questa coalizione lo hanno espressamente
ammesso. Quella che l'assessore uscente Elmo ha fatto nella video intervista al
Piccolo Segno è un'analisi amara e impietosa e mette in evidenza l’enorme
difficoltà di realizzare una vera cultura di centro-sinistra, una visione altra
e alta della politica e del governo della cosa pubblica. Il centro-sinistra, si
dice, è invece intriso di personalismi e particolarismi, di lotte di potere ed
interessi di parte. Non c'è un dibattito sulle cose da fare, ma solo battaglie
tra gruppi portatori di interessi diversi.
venerdì 19 luglio 2013
Video intervista all'assessore uscente Maria Giuseppa Elmo
Il Piccolo Segno continua nell'approfondimento dei temi che riguardano le motivazioni e i risvolti della crisi politica cittadina che ha portato alla caduta della Giunta di centro-sinistra. Dopo l'intervista ai consiglieri dissidenti del PD e all'assessore uscente Andreotti, proponiamo ora una serie di quattro colloqui con Maria Giuseppa Elmo, su altrettanti temi: la crisi del centro-sinistra, il tema della Partecipazione, i rapporti con il Parco, il futuro politico.
Una buona visione tutti.
Una buona visione tutti.
venerdì 12 luglio 2013
Grottaferrata: il Commissario prefettizio entra a “gamba tesa” nella politica urbanistica
Revocando una delibera
della precedente Giunta che obbligava una società privata a
rispettare patti sottoscritti, il Commissario prefettizio che
ha sostituito Giunta e Consiglio comunale dopo le dimissioni del
Sindaco Mori, ha consentito la trasformazione di 11.000 metri cubi
turistico-alberghieri in case di lusso in una zona pregiata e
delicata come Molara.
mercoledì 19 giugno 2013
Costituito, a Grottaferrata, il Comitato Rifiuti Zero “ASSOCIAZIONE ZERO WASTE LAZIO – CIRCOLO DI GROTTAFERRATA”
Nelle settimane scorse abbiamo assistito alla prematura dipartita dell'amministrazione comunale caduta sulla "buccia di banana" della raccolta differenziata.
giovedì 13 giugno 2013
Sabato 15 giugno a "Pratone" Sit-in delle Associazioni
Sabato 15 Giugno dalle ore 9,30 fino a pomeriggio inoltrato le associazioni "Italia Nostra sezione Castelli Romani", "U Lenheru Neru", la redazione de "Il Piccolo Segno di Grottaferrata" e il "Comitato di cittadini di Cartabrutta" organizzano un Sit-in sui problemi di Grottaferrata lasciati in sospeso dalla dimissionaria Giunta Mori. il Sit-in si terrà in località Pratone davanti al Supermercato.
Gli argomenti riguardano il complesso della Gestione Territoriale del Comune. È importante partecipare anche per firmare un documento che verrà presentato al Commissario prefettizio al quale le Associazioni hanno chiesto un incontro. Ne va del futuro di Grottaferrata.
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.
Tutti i cittadini sono invitati a partecipare.
lunedì 3 giugno 2013
Grottaferrata e crisi amministrativa: video intervista a Luciano Andreotti
Il Piccolo Segno torna sulla crisi amministrativa a Grottaferrata con un'intervista all'assessore uscente Luciano Andreotti.
Domenica 9 giugno dalle ore 10,00 il "Piccolo Segno" insieme all'associazione "U Lengheru Neru" e "Italia Nostra - Sezione Castelli Romani" organizzano un sit-in in piazza Cavour. La caduta della giunta Mori ha lasciato una pesante eredità a Grottaferrata ed è nostra intenzione illustrare ai cittadini i problemi e le proposte delle tre associazioni. Sui questi temi abbiamo già chiesto un incontro con il Commissario prefettizio.
Domenica 9 giugno dalle ore 10,00 il "Piccolo Segno" insieme all'associazione "U Lengheru Neru" e "Italia Nostra - Sezione Castelli Romani" organizzano un sit-in in piazza Cavour. La caduta della giunta Mori ha lasciato una pesante eredità a Grottaferrata ed è nostra intenzione illustrare ai cittadini i problemi e le proposte delle tre associazioni. Sui questi temi abbiamo già chiesto un incontro con il Commissario prefettizio.
mercoledì 29 maggio 2013
Anteprima dal prossimo numero in uscita: UBI COMMODA, IBI INCOMMODA
“Ubi
commoda, ibi incommoda”, è un’antica massima latina riguardante
in senso lato il principio di responsabilità civile che, applicato
alla politica, potremmo oggi tradurre così, come un monito: se
sei un leader e ricopri una posizione di potere, ne rispondi sia che
tutto vada bene, sia soprattutto se le cose si mettono male.
lunedì 20 maggio 2013
Video-intervista agli ex Consiglieri comunali Rita Consoli, Veronica Arpaia, Ruggero Capulli, Lorenzo Bongirolami
Il Piccolo Segno di Grottaferrata
inaugura una nuova modalità dell'informazione ai cittadini: le
video-interviste. La recente crisi amministrativa, che ha portato alle
dimissioni della giunta di cento-sinistra guidata dal Sindaco Gabriele Mori, ci
ha sollecitato a ricercare forme nuove per offrire ai cittadini una
informazione più diretta ed efficace.
Pensiamo che le video-interviste ai protagonisti
della vicenda politica cittadina, con un confronto aperto con la redazione del
“Piccolo Segno”, possano risultare adatte allo scopo.
martedì 14 maggio 2013
Chi si loda si sbroda Quando si scambia il monologo autoreferenziale per Informazione
Abbiamo
chiesto all’ex-sindaco Gabriele Mori una video-intervista da
pubblicare sul blog del “Piccolo Segno”. Si trattava, e si tratta
ancora, di capire i motivi reali che hanno spinto Mori a dimettersi e
per “cercare di capire” avevamo appunto avanzato questa proposta
semplice: una intervista ripresa con una telecamera nella quale l’ex
Sindaco avrebbe potuto dire le sue ragioni e il “Piccolo Segno”
avrebbe potuto fare liberamente delle domande.
venerdì 10 maggio 2013
PD: dibattito aperto
Dopo
le ultime elezioni politiche e tutto quello che ne è seguito con le
elezioni del Presidente della Repubblica e il nuovo patto di governo
PD-PDL-SC, le cosiddette “larghe intese”, sono esplose tutte le
contraddizioni di un partito, il PD, che si ritrova oggi
completamente in balia degli eventi, senza un progetto politico, con
una base delusa e amareggiata e un gruppo dirigente che sembra vivere
su un altro pianeta per quanto è lontano dal “sentire” del suo
popolo.
Per
chiunque si riconosca nei valori della sinistra - e questo giornale è
tra questi – quello che sta succedendo nel PD non può essere
indifferente. Dunque cercare di capire cosa stia succedendo per
contribuire in qualche modo a ripartire, quanto meno a ragionare
insieme, è un esercizio ineludibile. Tra l'altro le vicende
nazionali si relazionano con quello che sta accadendo in questi
giorni a Grottaferrata, dopo il fallimento dell'esperienza della
Giunta di centro sinistra guidata dal Sindaco Mori. Anche qui, nel
nostro piccolo, la frantumazione politica del PD, l'inazione del suo
gruppo dirigente, le lotte di potere interne, l'assenza di un
progetto politico capace di rappresentare l'idea di città, moderna e
sostenibile, hanno condotto il PD e il centro sinistra ad
“un'abdicazione senza onore”, come si è espresso Walter Tocci in
un ragionamento recente sulle vicende nazionali e che può essere
usata anche per rappresentare la situazione locale.
Il
blog del “Piccolo Segno” intende aprire una comune riflessione su
questi temi, auspicando che possa aiutare a capire e a trovare strade
nuove, percorsi comuni per tutta la sinistra.
Chiunque
voglia contribuire è benvenuto.
Partiamo
subito con un contributo di Angelo Viticchiè.
PD: dibattito aperto (1)
La fine di
un sogno
Seguo in questi giorni
e momenti le vicende del PD nazionale, l’organizzazione
dell’assemblea generale, le discussioni e le liti tra le correnti,
vecchi e nuovi personaggi che s’incolpano a vicenda, la ricerca di
un nuovo segretario, un reggente che traghetti, qualcuno, insomma,
che sappia tirare fuori questo partito da una situazione a dir poco
imbarazzante.
Seguo questi momenti
con ansia e trepidazione, nella speranza che succeda qualcosa, che si
accenda una luce, ma non so.
Ho seguito anche le
vicende locali, sia quelle dell’amministrazione sia quelle del PD
grottaferratese, e dire che il cuore mi si stringe è poca cosa.
In entrambe le
situazioni torno a guardare i giorni passati e vedo un’evidente
catena di errori che una classe politica degna di questo nome non
avrebbe mai dovuto commettere, particolarmente in questi giorni, in
questo periodo di grandi difficoltà per le famiglie, per i giovani,
per il lavoro che non c’è, per la fine della speranza, per un
futuro indefinibile.
Io non sono più
iscritto al PD, da tempo, per cose insopportabili alla Regione Lazio
per i Patti territoriali alla Provincia di Roma, per gli schizzi di
vergogna e rossore che ci hanno sempre toccato, mai usciti chiari e
limpidi. Non sono iscritto a nessun partito, ma l’area che quel
partito rappresenta o rappresentava è la mia e quella di tanta gente
che ha avuto e condiviso tante speranze, quella che ho sempre
ritenuto migliore, piena di idee innovative, di moralità, senso
dello Stato, senso del Comune a dispetto di tutte le sofferenze della
mia sindacatura, senso del servizio, non del potere.
Di tutto questo non è
stato tradotto nulla nella realtà, anzi!
Non pensavo proprio,
dopo tanti anni d’impegno politico e sociale, che arrivassimo a
questo punto e spesso mi domando, dove abbiamo sbagliato, cos’è
che non abbiamo capito, quando hanno prevalso i furbetti della
politica?
Durante tutto il
mandato di sindaco non ho avuto tessere; ho seguito l’esempio di
uno dei più significativi sindaci di Grottaferrata, Antonio
Intreccialagli che depositò al comando dei vigili urbani la sua
tessera repubblicana e la riprese alla fine, dopo aver fatto il Piano
regolatore, tanto per ricordarne la portata.
Il sindaco di tutti,
al servizio di tutti.
Ho fatto la tessera
del Pd seguendo i suggerimenti di Benigni, di Scalfari, quando
invitavano tutti a partecipare, a non allontanarsi dalla vita
politica, ma poi, non ce l’ho fatta più.
Adesso, dopo
innumerevoli fallimenti e cose gravissime come la votazione per Prodi
alla presidenza della repubblica, sento che sta finendo un sogno, che
tutto si sta sgretolando dietro la faccia cinica di D’Alema, lo
strano buonismo di Veltroni, l’arrembante Renzi, la follia di
Grillo.
Del resto, voi
italiani, come dice un mio amico, siete un popolo proprio strano se
alle ultime elezioni fate ancora prendere il 25% a Berlusconi e il
25% a uno come Grillo.
Cosa volete sognare
! Angelo Viticchié
domenica 5 maggio 2013
Tanto tuono, che piovve!
E dunque
Mori ha tenuto il punto. Chi pensava che le sue dimissioni servissero
solo a ricondurre a ragione i consiglieri ribelli, si deve ricredere.
L'esperienza della giunta Mori è finita qui. Malamente!
sabato 13 aprile 2013
La cattiva coscienza dei Sindaci
Da quello che si legge
nelle cronache dei giornali di questi giorni, i Sindaci partono
lancia in resta contro il Parco dei Castelli Romani, accusandolo di
inefficienza e di ritardi nelle pratiche edilizie. Sottolineano
l'inutilità dell'Ente di Tutela, ma pretendono di gestirlo
direttamente attraverso un consorzio di comuni.
giovedì 11 aprile 2013
Mori si dimette. Requiem per un Sindaco al di sotto delle aspettative
In un consiglio comunale
drammatico, convocato per approvare provvedimenti di una certa
rilevanza, Mori è stato messo in mora dalla sua maggioranza.
lunedì 18 marzo 2013
Rettifica del Comune sul sito istituzionale e risposta della redazione de "il Piccolo Segno"
Gentile
direttore de “Il segno”,
in
relazione all’articolo apparso sul blog dello stesso giornale dal
titolo “Il
Sito Oscuro del Comune (The dark side of the municipality) Altro che
Trasparenza!”
mercoledì 6 marzo 2013
Variante Generale di Piano (P.U.G.C.): uno scenario di grande preoccupazione
Sembra evidente la strategia
adottata dall'Amministrazione Mori sulla questione del Piano Urbanistico
Generale Comunale (P.U.G.C.): differire la sua approvazione per consentire il
completamento delle previsioni espansive del vecchio P.R.G. Questa impressione
è netta ed è del tutto inutile, o fuorviante, affiggere manifesti contro le
lottizzazioni se poi si resta immobili e silenti sul vero nocciolo del
problema.
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